Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Ma chi sono i professionisti del settore Cinofilo?

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professionisti del settore Cinofilo

Questa è una classica domanda che ne propone automaticamente altre che mirano a capire in che senso è espressa questa curiosità:
Si intende riconosciuti?

  • Quelli che sono nel settore da molti anni
  • Quelli che ne hanno fatto un lavoro stabile e giornaliero
  • Quelli che sono visibili e riconoscibili perché hanno una struttura
  • Quelli che fanno parte di associazioni specifiche del settore
  • Quelli che hanno studiato per essere tali.

Sicuramente risulta difficile trovare un’unica risposta a tanti interrogativi ma si può provare, tracciando un percorso virtuale del “buon professionista”, a determinare dei parametri di qualità sulla base del rispetto e dell’aspettativa di un ipotetico cliente e non ultimo dell’attenzione verso gli animali che fruiranno di tale lavoro.
Un dato certo c’è ed il mancato, o ancora non avvenuto, riconoscimento istituzionale che identifica in modo chiaro sia i percorsi formativi sia gli ambiti e le competenze per poter essere considerati professionisti del settore nelle varie aree d’intervento, dagli istruttori piuttosto che addestratori ai rieducatori piuttosto che comportamentalisti.
Mancando questo e sempre pensando al nostro virtuale “buon professionista” quali parametri possiamo identificare per aiutarlo a costruirsi in coscienza e conoscenza?
La definizione di professionista presente sul vocabolario fa riferimento alla voce Professione e questa presenta due aspetti, il primo dice “l’esercizio di un normale e abituale lavoro da cui si ricavi un reddito: mestiere” il secondo cita “in senso ristretto (in contrapposizione a mestiere) attività intellettuale o, comunque, attività che comporta maggiore responsabilità e prestigio”.
Da qui si evince un primo dato che possiamo utilizzare come parametro e cioè che il professionista, indipendentemente dalle due versioni lette, vive tramite quel lavoro specifico e cioè vi dedica tutto il tempo utile. Del resto mi sembra anche logico pensare che solo con questa condizione si possa difendere i diritti della professione o aggiornarsi come sarebbe ovvio fare, quindi mettiamo come primo parametro il vivere di quella professione.
Tra le due definizioni quella che ritengo più adatta è la seconda in quanto prevede, anche se non esplicitamente dichiarato ma sintetizzato con il termine intellettuale, la necessità di una parte teorica oltre a quella indispensabile empirica, quindi un ulteriore parametro potrebbe essere la necessità di avere seguito un percorso formativo adeguato nei tempi e nei contenuti, certo che non essendoci dei punti di riferimento istituzionali è difficile definire quali essi siano ma lasciamolo egualmente come punto d’identificazione.
Mentre scrivo è accaduta una cosa strana, il cursore del mio P.C. ha deciso di essere lui il virtuale “buon professionista”, del resto dice che il mondo dell’inesistente è sua competenza, e ha deciso di mettersi sul mercato. Quando è tornato mi ha detto di avere incontrato un mondo professionale diverso da quello che si aspettava, consulenti del lavoro che correggono i comportamenti dei cani, addetti alla sicurezza che fanno gli addestratori, tolettatori che rieducano, mi ha persino detto che vista la situazione anche una sua amica stampante ha pensato di mettersi in questo settore.

Ho cercato di tirarlo un pò su e soprattutto di convincerlo a ritornare ad essere un cursore e per rassicurarlo gli ho detto che la speranza è che quando la professione sarà riconosciuta si facciano degli esami di sbarramento anche nel periodo transitorio così che non si rischi di trovarsi il proprio fornaio iscritto all’ALBO DEI PROFESSIONISTI DELLA CINOFILIA


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