Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Un ibrido sul monte Labro

Nel 2004 una mia allieva mi segnalò la presenza di un soggetto che si supponesse essere un ibrido lupo per cane.

Incuriosito chiesi i permesso ai responsabili del Parco del monte Labro, luogo dove era stato ricoverato l’animale, di poter fare delle valutazioni comportamentali mirate a capire l’origine di Palù prima di avere un riscontro dall’esame del D.N.A.
Debbo ringraziare il Dott. Niso e la Dott.ssa Luisa Velmi che con estrema cortesia acconsentirono ad ospitarci per i test.

Il Dott. Santo Neri, medico veterinario, ed io decidemmo di effettuare tre tipi di test:

a) valutare il livello di diffidenza del soggetto verso l’umano
b) analizzare le caratteristiche morfologiche
c) controllare le reazioni di un cane adulto all’incontro con Palù

La prima prova si basò su una considerazione: un soggetto nato da due cani anche se rimasto per circa tre mesi in solitudine con la madre in un ambiente boschivo avrebbe dovuto mantenere quell’interesse verso l’umano tipico della modifica determinata dalla domesticazione sulla socialità interspecifica della specie.
In altre parole i tempi di adattamento all’umano, soprattutto a quell’età avrebbero dovuti essere ragionevolmente brevi e generalizzati in poco tempo.

La diffidenza che Palù dimostrò verso di noi, espressa con la ricerca di una distanza che le permettesse di controllarci senza però dimostrare timore o agitazione, ci dette la netta sensazione che derivasse più da una spinta filogenetica che da una costruzione ontogenetica.
La situazione non gli procurava il tipico stress che dimostrano i cuccioli in difficoltà, per lei era semplicemente normale non avvicinarsi ma nel contempo dimostrava un’estrema sicurezzaanche quando le distanze tra di noi si riducevano.
Quando si giunse al contatto la reazione non fu di paura o di ansia ma di fastidio, come se la cosa non fosse prevista nel suo bagaglio ancestrale, o perlomeno lo fosse solo a metà.
Morfologicamente sembrava uno dei tanti meticci rossicci che si trovano nei canili e questo ci lasciò perplessi (forse ci aspettavamo un indicazione più evidente, un aspetto più simile ai lupi autoctoni) ma quando la vedemmo in movimento notammo subito una differenza di plasticità, potenza, ampiezza di falcata che avevo già osservato in un ibrido con cui avevo convissuto per cinque anni.

I sui movimenti erano particolarmente elastici e coordinati tali da fare pensare ad un fisico selezionato per cacciare con efficacia ed efficienza.
Per l’ultima prova utilizzammo un cane di taglia medio piccola di circa quattro anni, bene socializzato con i suoi simili e con gli umani, di natura gioiosa e tendente al gioco. Lo scopo era quello di vedere le reazioni di questo soggetto all’incontro con Palù, in altre parole capire se veniva riconosciuta subito come cane o letta come soggetto diverso.
Al primo incontro il cane dimostrò subito reticenza all’avvicinamento, guaendo e schiacciandosi al suolo, il suo battito cardiaco aumentò in modo considerevole e lo stato di ansia evidente, l’unico desiderio era quello di allontanarsi in fretta e solo questo gli riportò l’attività cardiaca a livelli normali.
Palù osservo il soggetto con curiosità e sicurezza mantenendo anche in questo caso una procedura di avvicinamento alla conoscenza guardinga ma tranquilla.
Consegnammo i risultati del test al personale del parco dicendo che le indicazioni facevano pensare che il soggetto rispondente al nome Palù presentava delle caratteristiche comportamentali che lasciavano supporre una nascita di tipo ibrido lupo per cane, non nascondo che provammo una certa soddisfazione quando le analisi del D.N.A. confermarono il risultato della nostra analisi

PALU’  UN ANNO DOPO

A distanza di un anno tornammo da Palù per fare alcuni test sul comportamento e verificare quanto la parte filogenetica del lupo avesse influenzato lo sviluppo ontogenetico.

La risposta la diete accogliendoci in modo festoso, pur mantenendo un atteggiamento prudente nel primo avvicinamento, e la sua disponibilità a giocare con noi ci indicò con chiarezza che l’essere maneggiata, gestita e indirizzata nei comportamenti dalle persone a lei vicino (Alberto e Luisa) aveva spostato il suo declinarsi piùverso la socialità del cane che quella del lupo.

L’unico attimo di difficoltà che trovammo fu nel fargli nuovamente il prelievo del sangue ma dopo un momento di rifiuto si rassegno tranquillamente a darci la zampa.

 

 

Prove Comportamentali di Palù a 3 anni e mezzo

Il testo che segue è stato inviato all’Università Veterinaria di Sassari come contributo allo studio sugli Ibridi.

Premessa:
i test mirano a verificare quanto la parte ontogenetica ha declinato il soggetto come lupo e quanto è rimasto della parte del cane.
L’ultima analisi comportamentale svolta a l’età di 18 mesi è così riassumibile:

  • Il soggetto viveva in area libera, senza recinzioni, legato con una catena di buona metratura, questo gli consentiva una frequentazione con gli umani abbastanza costante e la partecipazione visiva alle attività che si svolgevano vicino a lei.
  • la manipolazione e il contatto con almeno due persone (guardia forestale e Luisa) era costante e praticamente giornaliero, facilitato anche dal fatto che essendo legata poteva essere facilmente gestita.
  • L’alimentazione era costituita da scatolette di umido di scarsa qualità
  • I controlli veterinari erano praticamente assenti

Profilo caratteriale e episodi significativi

  • La diffidenza verso le persone è rimasta costante nel tempo e espressa con una cautela all’avvicinamento, da non confondere con emozioni come la paura che invece non viene mai espressa.
  • Ad un incontro casuale con una capretta la sua reazione è stata immediata, efficace, efficiente e fatale per quest’ultima. La velocità con cui l’ha abbattuta indica quanto forte sia la parte filogenetica e come questa anche in mancanza di esercitazioni ontogenetiche trova la sua espressione comportamentale in modo diretto. In altre parole la parte legata alla sopravvivenza, anche se mai attuata per necessità e raffinata con l’esperienza, alla sua prima applicazione risulta subito efficace.
  • Le espressioni che indicano uno stato emotivo edonico sono molto più evidenti quando è in prossimità dei sui conspecifici che con gli umani.

Scarica la versione completa della relazione