Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Le 10 Regole

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 LE 10 REGOLE

Il documento che vi proponiamo è utilizzato da molto tempo nell’educazione e nei recuperi del comportamento.
Scritto nel 2004 ha trovato pubblicazione in vari libri ed è stato strumento letterario  per alcune tesi Universitarie di natura sperimentale.
La sua semplicità di applicazione in un contesto di quotidianità lo rende un efficace aiuto sia ai professionisti chiamati a riequilibrare situazioni relazionali deficitarie, sia agli adopters che possono iniziare nel modo giusto il viaggio del vivere insieme.

  1. Ridurre le coccole gratuite;
  2. Eliminare le coccole richieste:
  3. Eliminare i bocconcini gratuiti
  4. Routine del pasto
  5. Insegnare le richieste: seduto, resta, vieni
  6. Insegnare la richiesta cuccia
  7. Routine del primo incontro/uscita/entrata
  8. Eliminare i giochi che prevedono l’utilizzo della bocca del cane (tira e molla) o che vi mettono in competizione fisica.
  9. Inserire giochi che sviluppano la relazione uomo cane
  10. Quando il cane assume atteggiamenti indesiderati (morde le caviglie, le braccia, abbaia per richiesta…) bloccatevi immediatamente e interrompete qualsiasi rapporto con lui.Premiatelo quando cessa l’atteggiamento indesiderato.

 

Ridurre le coccole gratuite

Le coccole gratuite sono quelle che normalmente si fanno in modo quasi automatico guardando la televisione con il cane vicino, quando sta tranquillamente dormendo o quando non si può fare a meno, magari per particolari stati d’animo, di comunicargli tutto l’amore che si nutre per lui. Ma significato che assume questo comportamento è ben diverso, lui sa che solo il leader è “coccolato” dal resto del branco in quanto necessario alla sopravvivenza dello stesso e quindi se verso di lui trova lo stesso atteggiamento si convince in pochissimo tempo di esserlo.

Altro motivo fondamentale per non inflazionare le coccole è che in una corretta relazione dovranno rappresentare il premio più importante a cui può ambire, Mi ricorderò sempre l’insegnamento che più di trenta anni fa mi impartì un signore che si chiamava Maimone, proprietario e istruttore del cane più famoso al mondo, “ricordati Luigi” mi ripeteva spesso “per il tuo cane una carezza deve essere più importante di una bistecca, solo così sarete certi di rispettarvi per quello che valete”.

Eliminare le coccole richieste.

Quando spiego questo punto sapendo che mette quasi sempre in allarme i clienti uso tranquillizzarli precisando che in realtà questa formula risulta essere più un gioco di parole che altro, quello che si vuole ottenere è eliminare la convinzione del cane di essere nel diritto di gestire iniziative sociali. Se il cane chiede di essere accarezzato, con la zampa, con il muso, assume atteggiamenti buffi, si strofina ecc., indubbiamente sta esprimendo un suo bisogno e un buon leader deve essere attento alle esigenze dei sottoposto, ma è anche vero che in quel momento è lui che sta proponendo e cercando di gestire un’azione sociale e questo non è assolutamente possibile se vogliamo che il suo posizionamento gerarchico sia inferiore al nostro. Risulta evidente che quella che può sembrare una contraddizione, lui chiede ma non può farlo e il proprietario deve soddisfare il suo bisogno senza che questo sembri una risposta alla sua richiesta, deve trovare una soluzione che pur confermando la leadership dell’umano gratifica il cane. Lo schema sottostante spiega la differenza tra un comportamento di risposta immediata alla richiesta del cane e uno che lo soddisfa confermando al tempo stesso le gerarchie:
Con qualsiasi approccio venga visto l’apprendimento la sequenza stimolo – risposta – ricompensa ne rappresenta sempre la base, questa considerazione permette che la lettura dello schema risulti chiara e comprensibile.

Nella risposta diretta si verifica che:
il cane stimola/propone/ordina un’attività sociale che in questo caso prevede l’elargizione di carezze
l’uomo risponde in modo diretto obbedendo di fatto alla richiesta del cane
la sua risposta diventa automaticamente gratificazione e premia, quindi rinforza, un comportamento da leader da parte del cane, in altre parole contribuisce a posizionarlo su una posizione gerarchica elevata tipica di chi prende le decisioni

Nella seconda situazione, risposta con richiesta, la gratificazione non è legata alla prima iniziativa del cane ma ad una sua risposta positiva alla nostra richiesta:

  1. il cane stimola/propone/ordina una iniziativa come al punto precedente
  2. la risposta che riceve è opposta o diversa dalle sue attese e non le soddisfa
  3. l’uomo, che sa della necessità di soddisfare i bisogni dell’animale, propone una richiesta e invita il cane a mettersi seduto o altro (in questa fase importante è tener conto dei tempi che devono passare tra la negazione e la proposta di un’azione, tempi che non debbono permetter al cane di allontanarsi o distrarsi)
  4. il cane risponde alla nostra richiesta
  5. viene immediatamente gratificato tramite la soddisfazione del bisogno, in questo caso le coccole, che aveva espresso al punto 1.

Con questa sequenza la gratificazione va a premiare una risposta positiva che da alla nostra richiesta confermando il posizionamento gerarchico nostro verso di lui e rafforza il concetto che solo il leader può proporre o richiedere in modo diretto iniziative sociali.

Eliminare i bocconcini gratuiti.

Importante è identificare con precisione casa si intende con questo termine, questo per evitare delle generalizzazioni che possono portare alla non corretta applicazione della terapia. Posso dire che tutto quello di alimentare che viene dato al cane fuori dai suoi pasti senza che abbia fatto nulla per meritarlo rientra in questa categoria e la cosa non è da sottovalutare se si pensa che molti sono convinti di gratificare, dimostrare amore, rabbonire il cane proprio tramite la concessione di leccornie o non trovano giusto che uno di casa debba rimanere a guardare mentre il resto della famiglia è a tavola intenta a mangiare. L’importanza di seguire questa regola non credo sia legata a ricordi ancestrali sulla gestione e distribuzione del cibo, questo è più vero quando parliamo del pasto che li fa vivere, ma ad un posizionamento gerarchico che passa anche attraverso il piacere di essere gratificato solo perché si è presenti e questo lo mette al centro dell’attenzione che lui sa essere dovuta solo a chi è importante per il branco. Un altro motivo per evitare questo comportamento è rappresentato dall’interpretazione che il cane può dare all’azione di dividere del nostro cibo con lui, tipica di quando si fa colazione o quando si è a tavola, il rischio è che si senta messo in un ruolo dove basta la sua presenza per avere il diritto di ricevere anche il nostro alimento.

Routine del pasto: seduto = mangiare.

Con questo comportamento l’obiettivo è quello di rispettare utilizzandolo per i fini educativi o terapeuti un ricordo ancestrale della specie: tutti devono essere utili al branco e devono rispettare le gerarchie.
Realisticamente questa procedura viene accettata di buon grado dal cane fino dal 25/28° giorno di vita, cioè quando l’uomo si sostituisce alla mamma per svezzarlo. Ottenere un risultato positivo è estremamente semplice, basta prendere la ciotola e tenerla leggermente alta muovendola lentamente verso il cane che per guardarla si sbilancia automaticamente indietro assumendo la posizione desiderata che verrà associata ad una richiesta, ad esempio seduto. Questa “cerimonia” tende a conferma al cane che anche nel branco misto nessuno può godere di privilegi così elevati come il mangiare gratis ma tutti debbono contribuire perlomeno all’armonia sociale e uno dei modi per farlo è il riconoscimento dei propri ruoli e livelli gerarchici così come quelli degli altri. Visto che non possiamo chiedere al cane di contribuire al mantenimento economico del branco misto per soddisfare il suo bisogno ancestrale legato al tipo di socialità, che prevede un’organizzazione perfetta per poter sopravvivere, possiamo chiedergli la dimostrazione tramite la risposta ad una nostra richiesta della consapevolezza del suo e del nostro posizionamento gerarchico.
Quando spiego questo punto ai clienti sto molto attento a sincerarmi che non cadano nella tentazione pietistica di alimentare comunque il cane anche se non risponde alla loro richiesta o gestire la routine con meno rigidità di quella necessaria e per questo uso i seguenti argomenti:

  • “lo stomaco del suo cane, come quello di tutti della sua specie, ha la particolarità di essere particolarmente elastico ed estensibile e questo perché in natura la garanzia di mangiare tutti i giorni non c’è e quando capita l’occasione debbono fare una sorta di scorta che gli permetta di affrontare i periodi di digiuno, quindi mi creda che anche se salta uno o due pasti non accade nulla se non un contrasto con un’abitudine quotidiana di tranquillità alimentare, ma è proprio quella che vogliamo utilizzare affinché risponda positivamente alla vostra richiesta”.
  • “questo tipo di regola porta il suo cane ha mangiare sempre con appetito e senza allontanarsi dal cibo anche perché in questo caso sa che gli verrà tolto immediatamente, posso dire che in qualche modo sarà portato a rispettare di più il cibo che gli date, e questo riconquistato appetito le permette anche di valutare lo stato di benessere del cane, io mi preoccupo immediatamente se uno dei miei cani si rifiuta di mangiare, significa che qualcosa non và”.

Routine del primo incontro/uscita/entrata.

Gli atteggiamenti qui suggeriti hanno lo scopo di evitare comportamenti indesiderati come il saltare addosso e prevenire lo stress derivato da ansia da separazione che si manifesta in vari modi come la distruttività, l’abbaiare continuo, ecc. Anche questo punto viene spesso vissuto con apprensione dai proprietari perché va a toccare le manifestazioni affettive che spesso si manifestano quando s’incontra il cane al mattino o al rientro a casa ed è per questo che cerco di essere il più chiaro possibile nella spiegazione cercando di fargli notare come tutte le regole siano complementari per il raggiungimento dell’obiettivo.

“Anche se capisco che può essere difficile è importante la mattina non andare subito a salutare il cane, ricordate che abbiamo detto che il sentirsi sempre al centro dell’attenzione, il primo ad essere cercato e salutato contribuisce al suo posizionamento gerarchico quindi è importante impostare nuovamente questi “cerimoniali”. Sarà necessario cambiare anche il vostro comportamento nei momenti in cui il cane vi salta addosso per salutarvi ed è bene che vi spieghi perché lo fa:
tra loro l’atteggiamento di saltare verso l’alto è tipico dei cuccioli per raggiungere le labbra degli adulti ma decade quando crescendo livellano le loro dimensioni con quelle degli altri. Nel rapporto con noi il problema delle dimensioni rimane invariato essendo più alti e il comportamento del salto quasi sempre viene rafforzato dalle nostre risposte quando il cane è cucciolo, sono sicuro che se ci pensate un attimo vi ricorderete che quando cercava di salirvi sulle gambe guardandovi il viso la vostra reazione era di gratificazione del comportamento che in quel momento vi inteneriva ma in realtà gli stavate confermando la correttezza del saltarvi addosso.
Crescendo in un percorso di formazione dei ruoli e delle gerarchie non pilotato quel comportamento che prima era solo tentato in attesa della risposta oggi è divenuto un’azione convinta e di diritto.
Lo scopo che lo spinge a saltare è la convinzione, unita all’eccitazione del momento, che così facendo accelererà i rituali dei saluti.
Detto questo il comportamento che vi propongo e che nasce dalla necessità di trovarne uno applicabile da tutti i componenti della famiglia in modo da far passare un messaggio di coesione e coerenza è quello di agire come lampadine della relazione che si accendono solo se il comportamento del vostro cane è quello corretto, spiegandomi meglio quando rientrate a casa al primo cenno di salto voi dovete come spegnervi bloccandovi immediatamente con le braccia conserte e guardando verso l’alto. Attendete che smetta il comportamento del salto e solo allora provate a salutarlo con calma e senza eccitarlo, pronti però a spegnervi nuovamente al suo nuovo tentativo di salto, è importante che comprendiate che se si sente autorizzato ad avere questo comportamento con voi lo farà con tutti e quindi il primo passo è ottenere nel branco misto il risultato sapendo anche che, se manterrete con costanza questi atteggiamenti, smetterà di saltarvi addosso in tre giorni”.
Di questa routine la parte riguardante l’uscita tende a prevenire possibili ansie collegate ai distacchi e la dove sono gia presenti è d’aiuto per la risoluzione del problema. Ritengo importante spiegare ai proprietari che quasi sempre è il loro comportamento a generare uno stato di preoccupazione del distacco nel cane già nella scelta di quando portarlo a casa, quasi sempre durante i periodi festivi o i fine settimana per “dedicargli più tempo” o quando uscendo da casa sottolineando con i comportamenti, dettati dal timore di ritrovare danni o dal senso di rimorso nel lasciarlo solo, che la porta di casa e diversa da qualsiasi altra porta presente ed è quella che determina l’allontanamento dei proprietari per un periodo più lungo del solito.

Richiesta cuccia.
Essere leader significa anche stabilire le locazioni destinate alla notte o ai periodi di riposo sempre nel rispetto della natura sociale di chi convive con noi, questo significa non dimenticare mai che per il cane l’isolamento sociale è sinonimo ancestrale di difficoltà per sopravvivere e quindi una condizione da rifiutare a priori. Considerando l’importanza che questo punto rappresenta nei recuperi comportamentali – si costruisce un’alternativa positiva alle abitudini errate del cane come quelle di dormire sui letti, gli si crea una situazione che pur facendolo partecipare alla vita sociale gli indica una collocazione che ne evita l’invadenza, partecipa in modo diretto a creare autonomia ecc.. – è importante riuscire a spiegare al cliente il perché e come ottenere il risultato dandogli anche le tempistiche di realizzazione. Normalmente divido in quattro fasi la spiegazione di come ottenere il risultato rafforzando l’idea che per il cane la cuccia non può essere un posto dove viene mandato per punizione, contrasta in modo netto come luogo positivo e sociale, non deve rappresentare separazione sociale, non deve essere posizionata in luoghi che possono sollecitare azioni di controllo, deve essere vissuta come un luogo confortevole, sicuro, rassicurante e dove il proprietario sempre ritorna:

  • 1°fase– consiglio di mettere sulla cuccia dei premi alimentari senza che il cane li veda e d’invitarlo a seguirli ripetendo in modo gioioso solo la richiesta cuccia. Quando arrivano nei pressi il cane sente i premi e si precipita a mangiarli, loro debbono fermarsi in modo che vada da solo e non associ la cuccia con la loro presenza ripetendo però la vocalizzazione cuccia. Preciso poi che in questa fase la preoccupazione non è quella di far rimanere il cane nella cuccia, anzi con molta probabilità una volta finiti i premi si allontanerà nuovamente, ma quella di costruire nella mente del cane un quadro mentale che risponda all’equazione cuccia = premio. Essendo un momento divertente per il cane è bene ripetere la sequenza più volte al giorno e si considera finita quando alla richiesta cuccia il cane, ovunque si trovi, corre a mangiare i premi predisposti. L’informo anche che normalmente questa fase si raggiunge in una settimana
  • 2°fase– importante è passare alla seconda fase solo quando si ha la certezza di avere raggiunto il primo obiettivo altrimenti è bene riprendere con pazienza dall’inizio. Ora è necessario aggiungere all’equazione creata in precedenza un nuovo parametro e creare una struttura mentale che veda la cuccia + il proprietario che arriva = premio. Per ottenere questo gli suggerisco di inviare il cane nella cuccia dove non troverà più i premi e si soffermerà a cercarli, raggiungerlo e premiarlo con i rinforzi positivi prima che si allontani, in questo modo il cane inizierà a modificare l’immagine mentale prima costruita aggiungendo, come elemento premiante, il proprietario. I clienti si divertono molto quando gli faccio notare che è ben diverso raggiungere un cane nella cuccia per premiarlo se parliamo di un Fox Terrier o di un Mastino Napoletano, questo paragone gli permette di capire immediatamente quanto sia importante considerare e conoscere la natura del loro cane, comprese le performance, per riuscire ad insegnargli delle cose. Anche in questo caso specifico che i tempi di realizzazione sono in media di una settimana.
  • 3°fase– seguitando a costruire il quadro mentale che dovrà arrivare a quello definitivo inserisco a questo punto un altro elemento, il tempo, quindi la modifica dell’interpretazione mentale sarà cuccia + proprietario + tempo = premio. Anche in questo caso, come per tutto quello che è collegato all’insegnamento, si procede solo nella certezza di avere raggiunto l’obiettivo precedente e nell’atto pratico si procede nel seguente modo: “ora che siete arrivati al punto che il cane andando alla cuccia aspetta il vostro arrivo possiamo iniziare ad inserire il fattore tempo, quando raggiungete il cane aspettate un poco prima di premiarlo aumentando il tempo d’attesa in modo progressivo e stando attenti che non si muova dalla cuccia. Nel caso potrete intervenite in modo vocale dimostrando il vostro disappunto e cercando di riportare l’attenzione su di voi, vedrete che nel giro di pochi giorni riuscirete ad avere tempi d’attesa nell’ordine dei cinque minuti. Ricordate che l’obiettivo di questa fase è convincere il cane che se rimane nella cuccia ad aspettarvi sicuramente sarà premiato”.
  • 4°fase– cuccia + proprietario + tempo + distanza = premio, è questo il quadro mentale finale che cerco di instaurare nel cane, in altre parole se il proprietario si allontana esiste un posto dove sicuramente ritorna ed è li che lo aspetterà. Il percorso si può ritenere concluso nel momento in cui il proprietario allontanandosi dal cane esce dalla sua visuale senza che questi si muova per raggiungerlo, i tempi di realizzazione di quest’ultima fase sono di circa sette giorni.

Eliminare i giochi di competizione.
Il significato che da un cane al gioco cambia in modo anche repentino secondo l’età del soggetto. Fino ai 5-6 mesi è un passatempo per divertirsi ma, soprattutto, per imparare tutti quei comportamenti e quei segnali che gli saranno utili da grande, come i linguaggi e le posture di sottomissione o minaccia, di lotta, di caccia etc… verso gli 8 mesi le cose cambiano, si entra nella fase della maturità sessuale ( non intesa come capacitò di procreazione ma come adolescenza ), si sente forte e vuole misurarsi con chi gli sta vicino per iniziare a capire quale potrà essere la sua posizione gerarchica. Ecco che lo stesso gioco che fino a ieri sembrava divertente oggi diventa per lui una sfida per misurare la forza reciproca e capire quali possibilità ha di diventare leader. Risulta quindi evidente che anche la parte ludica partecipa alla creazione dei posizionamenti di ruolo e gerarchici ed è per questo che è necessario evitare tutti quei giochi che ci mettono in competizione, soprattutto se non si è certi di vincere e seguire delle semplici regole per indicargli in modo chiaro quale è la nostra posizione :
– non si può accettare di giocare se è lui che lo chiede ( utilizzare lo stesso comportamento delle coccole richieste ).
– iniziare e finire il gioco deve essere sempre una vostra decisione.
– si gioca solo se il cane si adegua alle vostre regole.
– è sempre il cane che segue voi, mai il contrario.
Giochi di relazione.
Molte persone sono convinte che i cani siano contenti di giocare solo se vengono fisicamente impegnati in confronti fisici o all’utilizzo delle mascelle, in realtà quasi sempre questo è il desiderio dei proprietari,soprattutto quelli di sesso maschile, che così facendo da una parte soddisfano un loro bisogno di competitività dall’altro sono convinti di far capire al cane chi comanda. Quando gli consiglio giochi che partecipano in modo diretto a costruire una corretta relazione e aiutano il cane a crescere soggettivamente mi guardano con una chiara espressione interrogativa che silenziosamente mi invita ad essere più chiara. “ per giochi di relazione intendo quelle attività ludiche che nella chiarezza dei posizionamenti possono avere alternanza dei ruoli operativi. Il risultato deve essere condiviso nella soddisfazione da tutti i partecipanti, ognuno gratificandosi di aver contribuito al risultato positivo con le proprie qualità e capacità. Spesso sono proprio le qualità del cane che gli fanno assumere un ruolo operativo superiore a quello del proprietario portandolo a prendere iniziative e anticipare l’azione, questo però non mette e non deve mettere in nessun modo in discussione il posizionamento gerarchico che non si riconosce in modo episodico me è una costante relazionale. Per chiarire meglio quello che intendo vi faccio alcuni esempi di giochi di relazione, anche se ritengo importante che facciate uno sforzo per immaginarne o inventarne altri adatti alla vostra realtà.”

Tiro della pallina con riporto
Spesso accade che il cane va a prendere l’oggetto tirato(consiglio sempre di evitare di utilizzare sassi o altri oggetti che possono danneggiare i denti) ma si rifiuta di riportarlo o rimane ad una distanza strategica attendendo che sia il proprietario a raggiungerlo per continuare il gioco. Appare chiaro che questo atteggiamento è di gestione dell’attività ludica con un insegnamento al proprietario di come si deve giocare o con un disinteresse verso di lui determinato dal possesso dell’oggetto. Correggere questo atteggiamento significa modificare i ruoli riferiti all’apprendimento e conquistare la soddisfazione di riuscire ad insegnare delle cose nuove al cane oltre che tornare a gestire le iniziative sociali. Quando si fanno attività dinamiche unite all’istinto d’inseguimento, in questo caso indirizzato al gioco, è bene motivare il cane a condividere l’attività con il proprietario rendendola possibile solo tramite questa condizione. Conoscendo la natura sociale del cane che lo porta a collaborazione per ogni attività, questo significa che da solo non si diverte molto se non per un limitato tempo, chiedo ai clienti di iniziare il gioco con due palline uguali. Consiglio l’eguaglianza per evitare che possa preferirne una piuttosto che l’altra e il numero di due è determinato dalla sequenzialità del gioco che si svolge lanciando una delle palline e, quando il cane l’ha raggiunta e presa, si inizia a giocare con l’altra facendo finta di disinteressarsi totalmente a lui attendendo che spinto dalla curiosità della nuova situazione e stimolato dal vedere il proprietario divertirsi si avvicinerà per partecipare all’azione. Tornando verso il proprietario può mantenere la pallina in bocca o abbandonarla, ma l’obiettivo a cui si deve arrivare è quello di insegnare al cane una sequenza completa di gioco che prevede il riporto ed il rilascio dell’oggetto quindi suggerisco i seguenti comportamenti:
“se vi raggiunge tenendo la pallina nella bocca seguitate a giocare magari facendo finta di lanciare la vostra per sollecitare il suo interesse e quando anche casualmente la lascia cadere tirate immediatamente quella che avete nella mano. In breve tempo capirà che l’evento che fa partire la vostra pallina è il rilascio della sua e riproporrà il comportamento per ottenere il risultato.”
“spesso accade che per raggiungervi lascia la sua pallina e resta in attesa che voi la raccogliate per poi anticiparvi, avvicinatevi alla pallina come se voleste raccoglierla e al suo avvicinarsi allontanatevi immediatamente. Questo gli farà capire che il suo comportamento anticipatorio porta il vostro allontanamento e solo se accetterà di farvi riprendere la pallina il gioco potrà continuare. In effetti i modi possono essere infiniti, io ve ne ho solo suggeriti alcuni, importante e che vi diate un obiettivo e cerchiate di raggiungerlo nel rispetto delle possibilità, capacità e la concentrazione in cui si trova il vostro cane”.

Gioco della tazza capovolta.
In questa attività si stimola la parte cognitiva del cane e la sua capacità di affrontare e risolvere dei piccoli problemi, i ruoli in questo caso sono chiari per quello che riguarda docente e discente, il primo deve fare capire che esiste un problema, comprendere come l’altro è più propenso ad affrontarlo (con la bocca piuttosto che con le zampe) ed aiutarlo senza sostituirsi a lui nella risoluzione, l’altro deve riconoscere la capacità d’indirizzare, aiutare, insegnare del docente. La spiegazione pratica che do ai clienti è: “Prendete una tazza con manico, possibilmente pesante, e mettetela in terra capovolta con un premio all’interno, tutto questo senza che il cane vi veda, poi conducetelo davanti ad essa e invitatelo a risolvere il problema ed a raggiungere il premio. L’odore che il premio emana sarà sufficiente come stimolo e, sapendo che i cani hanno una forte capacita imitativa (allelomimetica), potete aiutarlo a capire come risolvere il rebus. Una volta capito il gioco potete divertirvi a cambiare tazza e usarne una senza manico o due tazze con il premio nascosto solo sotto ad una”

Gioco “cerca che trovi.”
Utilizzando il senso più sviluppato del cane, l’olfatto, adiamo anche ad attivare la parte celebrale/cognitiva che lo gestisce aumentando le sue capacità e instaurando un concetto importante, possiamo condividere anche attività che richiedono una specializzazione tipica del cane e non dell’uomo.
“Nascondete un oggetto od un premio in un posto dove il cane può, nella fase iniziale, sia vederlo che annusarlo ed invitatelo a cercarlo imitando il vostro comportamento di ricerca. Le prime volte troverete l’oggetto insieme e vi feliciterete con lui ad ogni ritrovamento. In seguito lasciate che sia solo il cane a trovare l’oggetto nascosto. Aumentate gradualmente la difficoltà del ritrovamento fino ad arrivare all’esclusivo utilizzo dell’olfatto. L’olfatto è per il vostro amico il senso più sviluppato e più appagante, l’utilizzo per 10 minuti di questo senso permette al cane di scaricare tensioni come 1 ora di passeggiata, che comunque deve sempre essere presente nella sua vita quotidiana.