Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Cesar Millan vs cinofilia

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Ultimamente mi sono soffermato a lungo ha guardare i programmi trasmessi dall’emittente Cielo su le meraviglie di Cesar Millan.
Ho sentito il bisogno di farlo perché ritengo necessaria una risposta a quel tipo di intervento, una risposta però che non sia di tipo emotivo, anche se valida e assolutamente desiderata, ma soprattutto di tipo scientifico. Una risposta cioè che permettesse anche a chi è affascinato dai suoi ”risultati”di avere dei strumenti di riflessione e una possibilità di lettura diversa dal semplice, e per questo efficace, effetto dell’immagine. Inizio con il dire che molte delle cose che dice sono condivisibili ma non seguono nella pratica la stessa linea di pensiero.
Non voglio dire che non sa quello che dice, anche se il dubbio che sia un insieme d’informazioni senza appiglio culturale c’è, ma che quando spiega le cose racconta quello  che è il problema della gente e non il disagio del cane, e quando  mette in pratica le sue “tecniche risolutive” costringe i cani a rispondere non per convinzione ma per timore. In altre parole quello che vediamo in televisione non è una persona che cambia i comportamenti dei cani ma una che reprime quei comportamenti indesiderati, incurante degli stati d’animo dei soggetti o delle loro reazioni emotive collaterali. Il risultato apparente sembra essere lo stesso ma quello reale ha implicazioni che vanno oltre l’evento disturbante.
Quando vedo due cani che prima litigavano fra loro e poi sono in braccio a Cesar la prima impressione è quella di dire “che cambiamento”, ma quando sto più attento e noto che i due evitano di guardarsi, hanno gli occhi spalancati tanto da notare il bianco, sono rigidi, allora mi chiedo “ma a loro piace questo”? Quando vedo cani che prima si scagliavano contro altri che incontravano e poi rinunciano al comportamento rimango stupido, ma quando vedo che le orecchie sono tutte schiacciate all’indietro e la maggior preoccupazione non è più l’altro cane ma cosa gli accadrà se provano a reagire mi chiedo, “ma quel soggetto sta cambiando il suo comportamento o lo sta reprimendo per paura di chi gli sta vicino”? Il concetto di base che mette in discussione tutto l’operato di Cesar Millan e di tanti che come lui, anche o forse soprattutto in Italia, è che seguono la via del risultato senza considerare come si ottiene e soprattutto senza considerare l’altro. Se lo ritengo il cane un essere senziente, capace di provare emozioni, di essere motivato a fare e con una suo logica di comportamento, nel momento in cui presenta attività problematiche la mia preoccupazione deve essere come metterlo in equilibrio con il mondo per farglielo leggere in modo diverso, cioè mi preoccupo di come farlo cambiare nel suo intimo per farlo vivere meglio. Se, come dimostra Cesar Millan, la mia preoccupazione è che non faccia delle cose allora reprimo il suo comportamento senza curarmi dei perché e delle conseguenze a lungo termine. In altre parole risolvo in modo rapido il problema ai clienti perché il mio interesse sono loro non il cane. Non mi sembra che questo sia molto diverso da quello che si faceva da noi trenta anni fa, o meglio sarebbe dire che si seguita a fare, rispondendo alla filosofia del “non farlo perché se no ti spezzo”, ma a noi, o perlomeno a me che scrivo, piace più la filosofia che suggerisce “sbagli a fare e ti indico le vie per non sbagliare e vivere meglio”. Concludendo questo contributo mi sento di consigliare a chi da oggi in poi vedrà i filmati di questo signore di fare attenzione ai cani più che al risultato televisivo.

Luigi Polverini


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10 Commenti.

  1. monica scrive:

    Buon giorno, ho letto i suoi pensieri e condivido. Sono alla ricerca di un esperto che mi aiuti con il ns jack russell Vorrei sapere se potesse indicarmi qualcuno che ha seguito i suoi corsi e sia residente a Genova o anche in Liguria. Ho conosciuto una signora di Orvieto che mi a parlato molto molto bene di lei.
    Spero mi possa aiutare, ringraziandola anticipatamente cordiali saluti. Monica Siracusa

  2. marzia galletti scrive:

    Sono perfettamente d’accordo,io guardo spesso il miracolistico Millan con gli occhi bene aperti di chi conosce i suoi metodi da molti anni,avendo frequentato campi d’addestramento per pastori tedeschi.Ora sono ancora peggiorati i loro sistemi….il collare elettrico è di uso comune anche per fare una semplice condotta al guinzaglio….per …..risparmiare tempo!!!!Roba da matti!!!

  3. Zinta scrive:

    Non sono completamente d’accordo. Su certi punti lo sono ma su altri no. Sul fatto che punti molto ad avere più ‘clienti’ sono d’accordissimo…ma sul fatto che i cani abbiano paura no. Tenete conto che molti etologi lo dicono (e non solo Cesar Millan che non è etologo ma uno showman)..in un branco i cani si comporterebbero esattamente in questo modo tra di loro…se un gregario sgarra…il capobranco arriva anche a morderlo per rimetterlo in riga. Non dobbiamo dire ‘sono metodi coercitivi’ oppure ‘è come essere violenti sul cane’…lo sarebbe se lo facessimo su un’altro essere umano. Bisogna sempre ricordarsi che sono CANI. Non sanno scrivere…non sanno parlare la nostra lingua ma solo la loro. Non sono loro a dover imparare la nostra lingua…ma noi dobbiamo imparare ad utilizzare i i loro metodi di comunicazione.

    • luigi Polverini scrive:

      Se si parla di molti Etologi sarebbe opportuno fare i nomi e cognomi, io penso che Bekof non sia d’accordo su questo. Ma andando oltre si nota un evidente confusione “etologica” tra quello che è il significato di appartenere e convivere con la propria specie e farlo con una specie diversa. Nello scritto che sto commentando si denota un evidente diversificazione tra l’essere umano e l’essere cane, ma nello specifico la differenza, incosapevole spero, è che lui è una bestia noi no. Sono però felice di informare che tutti gli studi di Etologi cognitivi o Psicologi evolutivi confermano la tesi Darwiniana che propone non una scala di valori basata sulle capacità cognitive ma su come queste rispondano al meglio ai propri bisogni evolutivi. Sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare quindi mi accontento di dire che chi vede quei video, o quelle trasmisioni, e non riesce a percepire l’obbligo del cambiamento e non la scelta fa bene a considerare che in fondo “sono cani”. Ricordo che se ci confrontasimo con una Taccola, se la scrivente del commento non sa cos’è sono disponibile, in una sfida sulla memoria mappale perderemmo miseramente a 10 a 0.
      Luig Polverini

  4. Alessio scrive:

    Ancora state col capobranco??? annamo bene….io ho 8 cani e se li trattassi come dice ‘sto perverso de millan vivrei ora in una gabbia di matti.Io non ho mai alzato ne le mani ne la voce ai miei cani, con lo sguardo si ottengono tante cose, la sottomissione é per chi é limitato.Non parlo di nessuno in particolare, ho espresso il mio pensiero.Buonaserata a tutti.

  5. Arianna scrive:

    Mi sembra che tutti cerchino di tirare l’acqua al proprio mulino.Ogni cosa alla tv è finzione e poi ci sono dei tempi da rispettare.Nessuno e nemmeno Millan potrebbero essere dei miracolatori.Guardiamo l’essenza.Il programma è molto incentrato sui padroni e mi sento di confermare che moltissime persone non sono in grado di gestire un cane e non parlo di cani aggressimi ma anche solamente nel portarli al guinzaglio.I cani che si vedono da Millan,non mi sembrano repressi,credo che i cani aggressivi lo siano proprio per delle mancanze.Parliamo di animali e quindi di esseri che hanno bisogno di un capobranco ma che sia un capobranco equilibrato (e la gente equilibrata scarseggia).Se potessi vedere interamente e personalmente tutto il processo seguito dal sig.Millan,potrei dare maggiori opinioni ( da semplice padrona e amante dei cani e degli animali) ma nè io nè altri “addestratori” possono farlo perchè non c’è materiale da valutare se non il risultato di una trasmissione.Sarà mica che molti padroni si sono messi in discussione con se stessi e il loro comportamento anche verso il proprio animale,con il risultato di comprendersi maggiormente a vicenda e avendo meno bisogno di “addestratori”,che ha fatto si che si scatenasse tutto questo caos mediatico??

  6. Arianna scrive:

    Mi fa anche molto strano e molta tristezza..che non si parli mai di amore verso il proprio cane.Chissà poi come mai,sento sempre parlare di addestramento quando si hanno cani di razza (sarà che i meticci saranno più equilibrati visto che i nostri primi pensieri di padroni di meticci non è quello di dire : “ha una bella testa”…).Si parla di capobranco non perchè va di moda ma perchè è semplicemente natura.Potreste chiamarlo in altro modo ma un cane vuole una guida e se invece la guida è lui al posto vostro,immagino che dormiate voi sul tappeto.Rispetto e amore senza dimenticare l’educazione,come si fa ai bambini.Il sig.che ha gli 8 cani immagino sia una persona felice e questo i loro cani lo percepiranno e sanno che possono contare su di lui.Non vorrà parlare di capo branco,sarà un semplice padrone ed evviva che lo sia.

    • Luigi Polverini scrive:

      Approfitto della sequenzialità degli interventi di Arianna per darle un unica risposta. La ringrazio di essere una voce fuori dal coro e difendere l’operato di Cesar Milla ma mi viene anche spontaneo sottolineare dei punti che ritengo fondamentali sia per scegliere un metodo sia per analizzare le conseguenze dello stesso. La realtà è che da quando vengono trasmese le meraviglie di questo personaggio il lavoro, almeno per chi fa il mio mestire e cioè il Terapeuta del Comportamento, è sicuramente aumentato. Questo è dovuto proprio ai tentativi delle persone di ricopiare atteggiamenti mirati alla sottomissione del cane e alla REPRESSIONE e non modifica dei comportamenti indesiderati, la conseguenza è un aumento delle attività difensive dei cani proprio verso i proprietari e una evoluzione delle derive relazionali di tipo autoritario. Quindi dal punto di vista professionale dovrei dire, “lunga vita al Re”, ma lavorando per il Benessere animale non posso farlo. Parlare di Capo Branco è necessario dire che utilizzarlo come termine identificativo di un dominio assoluto è un concetto superato da anni, questo non vuol dire che non si debba utilizzare il termine ma solo che lo si deve rileggere con una visione etologica più corretta, come del resto Metc e Boitani hanno fatto dal 2001 in poi. A proposito, non tutti gli animali hanno il concetto di gerarchia con un conseguente Capo Branco, questo avviene solo in quelli che hanno fatto della socialità socio riferita e concertativa la loro scelta evolutiva. Quello che viene promosso dagli interventi di Arianna è la concezione machiavellica del “il fine giustifica i mezzi”, io personalmente non me la sento di dire che il collare elettrico, quello con le punte interne, quello a strozzo posizionato per chiudere la Trachea sia giustificabile. Io personalmente ritengo di avere un Etica di vita e l’amore verso gli animali non si dimostra definendoli tali e incollando a loro dei luoghi comuni derivanti solo da una cultura tradizionale antica, superata e anacronistica, lo si fa invece conoscendoli per quello che veramente sono e aiutandoli ad essere se stessi con equilibrio, conoscenza e senzienza. Per concludere e proprio in considerazione che le trasmissioni televisive hanno dei tempi tecnici e quindi mostrano solo le parti salienti, vorrei chiedere ad Arianna se lei farebbe prendere a calci i suoi cani, gli farebbe mettere i collari coercitivi o quelli elettrici?
      Luigi Polverini.

  7. Fiorenzo scrive:

    Salve dott. Polverini,
    leggere questo intervento è stato davvero come togliersi i sassi dalle scarpe dato che pensavo anche io da molto tempo ciò che lei, con maggiore competenza, ha saputo esplicare così bene.
    Sto per prendere una dolcissima cagnetta e vorrei qualche consiglio bibliografico da lei sul comportamento canino.
    Non saprei…diciamo 3 – 4 titoli…me li può consigliare?

    Grazie!

    • Luigi Polverini scrive:

      Gentile Fiorenzo,
      nel nostro sito alla voce “Centro studi” c’è una sezione dedicta ai libri consigliati. Provi a guardare se trova quello che desidera diversamente le darò titoli più speciici.
      Luigi Polverini

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