Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Cani-Bambini, coppie non sempre ben assortite

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E’ on-line sul sito dell’ANSA l’intervista dal titolo “Cani-Bambini, coppie non sempre ben assortite” rilasciata da Cani e Cultura.

ARTICOLO di Enrica Di Battista (fonte ANSA)

Cani e bambini molto piccoli: un binomio che evoca allegria e giochi infantili ma che, in determinate condizioni e con alcuni tipi di cani, può nascondere rischi e pericoli.
Per evitarli è utile sapere che, a parte eccezioni che in questo campo ‘non fanno la regola’, i cani da lavoro (da caccia o da riporto, come Labrador e Golden Retriever, e i Terranova) hanno geneticamente una tolleranza e una pazienza maggiore, anche con i bambini.
D’altro canto, i cani pastori, selezionati nei secoli per fare i guardiani (di gregge, ad esempio, come i maremmani ed altri) hanno un forte senso della territorialità “che mal si sposa con la convivenza con un bambino”, afferma lo psicologo canino Luigi Polverini, fondatore del Centro Studi Cani e Cultura. “Prendere il primo cane che capita – spiega – è una scatola chiusa. Con i bimbi meglio scegliere cani che per il loro passato genetico garantiscano sicurezza”.
Ci sono poi cani selezionati per i combattimenti (tra questi i Pitbull) che potrebbero scatenare aggressività più di altri, spiega Claudia Lovato, veterinaria comportamentalista membro della Scuola di Interazione Uomo-Animale del professor Roberto Marchesini.
Se è vero dunque che non esistono ‘cani da bambini’ (un cane non va mai ‘regalato’, un bambino non è in grado di capire cosa comporti), ci sono però quelli per vocazione più portati per questa convivenza. I due esperti precisano che qualsiasi cane vada educato fin dai due-tre mesi. Non solo regole ma un rapporto di stima reciproca, di rispetto, di allegria. Se il cane è meticcio si parlerà di ‘soggetti’ più o meno adatti. Le razze esprimono un’attitudine tendenzialmente omogenea, voluta dall’uomo con le selezioni.
“Spesso – nota Lovato – gli stessi adulti non riconoscono che il cane è diverso da noi e lo umanizzano. Invece è un animale sociale e gerarchico, con comportamenti e bisogni differenti”. “L’adulto – spiega inoltre Polverini – può costruire un rapporto di rango. Il cane non riconosce invece un ragazzo fino a 16 anni come superiore”.
In ogni caso è buona regola non lasciar solo il bambino con nessun cane e captare al volo lo stress dell’animale. Le fasi di maggior rischio della convivenza, con animali non equilibrati, sono tre. Quando il bimbo è neonato perché in casa vi sono abitudini e odori nuovi o perché il piccolo strilla; il gattonamento, perché può esserci un’invasione del territorio; l’adolescenza, specie se cane e ragazzo sono entrambi adolescenti. E il gioco della lotta, in cui l’animale ‘prova’ le forze per vedere qual è il suo posizionamento gerarchico, potrebbe diventare lotta reale. Come comportarsi quando in casa c’é un cane ed arriva un bimbo? La nascita di un neonato deve essere momento di partecipazione, mai di privazione.
“E’ buona norma preparare l’animale. Due mesi prima – consiglia Polverini – si può comprare un bambolotto e simulare tempi e abitudini nuove: cambiare il pannolino e preparare le pappe”. Nel momento in cui il bebé è arrivato non si può stornare del tutto l’attenzione dal cane. L’animale – prosegue – non va tenuto a distanza, ma se evita il bambino l’incontro non va forzato. Bisognerà aspettare che prevalga la curiosità istintiva del cane. Tutto ciò – avverte l’esperto – è realisticamente possibile se l’animale è equilibrato, educato e pro-sociale. Ci sono cani più propensi ad un lavoro con l’uomo, con una socialità spiccata, più portati a conoscere delicatamente i nuovi arrivati. Altri lo sono decisamente meno”.


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