Associazione Nazionale Cani e Cultura

Educare, istruire, addestrare, recuperare il cane pensando al suo benessere

Addestrare vs Educare?

{lang: 'it'}

Tante parole sono state spese per questi due termini, molte per sottolinearne la differenza in termini di approccio nei confronti del cane, altrettante per contestarne la presunta differenza.

Dal momento che la nostra Associazione identifica differenti figure professionali che intervengono nella cinofilia, ritengo opportuno chiarire il perché di questa scelta e contribuire, per quanto possibile, a fare chiarezza sull’argomento.

Per rispondere alla domanda “c’è differenza tra addestrare o educare?” è necessario prima di tutto definire gli ambiti nei quali si stiano cercando le differenze o le uguaglianze. Ci si riferisce a un situazione in essere, ossia il modo in cui in Italia è attualmente proposta “la preparazione del cane” o, piuttosto, si analizzano, laddove esistano, i percorsi formativi e gli ambiti di intervento dei vari professionisti?

Nel nostro Paese il termine “addestratore” è sempre stato sinonimo di colui che sottomette, che piega la volontà dell’altro e lo costringe a fare. L’addestratore si impone e “ordina”, punisce l’errore, esercita un controllo forzato del comportamento.
Da q

uesta matrice che faceva e, purtroppo, ancora fa un significativo uso graduato della violenza hanno origine tutti quegli strumenti, ironicamente definiti aiuti, quali il collare a strozzo, quello con le punte interne opportunamente limate, il collare elettrico.
Il confronto con le realtà europee e le denunce pubbliche messe in risalto dalla televisione, tra tutte citiamo quella di Striscia la notizia, hanno costretto alla riflessione e fornito la spinta necessaria alla ricerca e nascita di nuove strade di insegnamento al cane.

Il “metodo gentile” nasce in contrapposizione “all’addestramento tradizionale” sotto la spinta di uno spirito animalista sempre più attento al benessere dell’animale.
Le parole d’ordine di questa nuova via sono: rispetto, benessere, dolcezza e guida. Quello che però è sembrato mancare, proprio a fronte di una nascita per contrapposizione, è una struttura metodologica propria che si basasse su una nuova visione della relazione tra uomo e cane.
Il nuovo “metodo”, infatti, ancora non proponeva un dettato che, non limitandosi a indicare come trattare il cane e come meglio guidarlo a fare delle cose, entrasse nel profondo dell’animale offrendo così la chiave per adattare i metodi di insegnamento a quella determinata specie.
Data la contrapposizione con ciò che all’epoca significava “addestramento”, i professionisti di questa nuova linea rifiutarono il termine di Addestratore e inserirono quelli di Educatore o Istruttore, con tutte le variabili e gli inglesismi possibili.

Ma Addestrare, Educare, Istruire cosa significano veramente o qual è il significato che viene ad essi attribuito in tutti i Paesi che vantano una cultura cinofila all’avanguardia?

Pur facendo un paragone con quanto accade in umano, i principi rimangono gli stessi, potremmo dire che tra queste figure professionali passa la stessa differenza che c’è tra un insegnante della scuola materna e delle elementari, uno delle superiori e un professore universitario.
La differenza non è tanto in ciò che queste figure insegnano, dal momento che per chi apprende tutto rappresenta sempre una novità, bensì nell’età dei soggetti a cui insegnano. Tutte e tre seguono un percorso di studi universitario che li abilita alla professione, ma sono tre piattaforme di studio diverse.

Fatte salve le differenze di specie nell’apprendimento, i principi dell’insegnamento sono sempre legati all’età di chi apprende.
Se si guarda al mondo animale e nello specifico ai cani possiamo dire che:

  • l’Educatore si occupa di seguire i soggetti nel loro periodo pedagogico, cioè sino alla pre-adolescenza. Li guida, o insegna agli Adopter a farlo, verso la capacità di esprimere se stessi, aiutandoli a correggere gli eccessi positivi o negativi delle espressioni comportamentali, le prime delle quali sono indirizzate dalla genetica dei soggetti. Li aiuta a sperimentare le motivazioni di specie, propone metodi di apprendimento utilizzabili in tutti i settori dello sviluppo ontogenetico, aumenta il piacere della conoscenza al fine di arricchirne la cultura soggettiva. In altre parole l’educatore aiuta il cane a esprimere se stesso affinché possa trovare, modellandosi in modo adattativo alle risposte esterne, equilibrio, serenità e adeguatezza comportamentale.
  • l’Istruttore segue il cane dall’adolescenza in poi, prende quindi in carico il lavoro svolto dall’educatore e lo prosegue, tenendo conto delle modifiche che il periodo adolescenziale o quello della maturità sociale esercitano sul cane. L’istruttore entra nel merito di quella che viene normalmente definita “educazione normativa”: verifica, perfeziona e imposta tutte quelle regole e quei comportamenti che mettono il cane nella condizione migliore per vivere nell’ambiente urbano. Aldilà che si manifestino o meno, questa figura professionale conosce e considera tutti gli effetti degli ormoni sessuali sul comportamento, controlla e guida i cambiamenti dovuti al nuovo significato che il cane dà a istinti come quello possessivo, conflittuale, territoriale, competitivo. Controlla, infine, la corretta relazione adopter – cane e dà indicazioni, qualora fosse necessario, per ottimizzarla.
  • l’Addestratore insegna al cane attività specializzate che richiedono abilità specifiche. Conosce i regolamenti delle discipline che insegna e ha le competenze per indirizzare un soggetto verso una specialità piuttosto che un’altra. Conosce le vocazioni di razza e riesce a determinare le attitudini dei singoli soggetti, ha conoscenze sulla preparazione fisica del cane, sui tempi di apprendimento secondo l’impegno mentale e su quelli di recupero. L’addestratore conosce tutti gli indicatori di stress dell’animale e ha la capacità di analizzarne le cause legate all’attività in essere.

Nella proposta delle figure professionali che possono aderire alla nostra Associazione la scelta è stata quella di seguire una divisione che ne rimarcasse gli ambiti d’intervento e i percorsi formativi diversi.
L’unica eccezione che abbiamo ritenuto fare è stata quella di modificare la terminologia di Addestratore in Istruttore Tecnico Specialista, questo perché, come detto all’inizio, nel nostro Paese il primo termine è ormai contaminato da un significato tanto improprio quanto radicato.

 


Condividi questa notizia!

Non ci sono ancora Commenti. Scrivilo Tu!

Lascia un Commento